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  LAGO MAGGIORE  

Il lago Maggiore, secondo bacino italiano per superficie e volume (rispettivamente 212.5 km2 e 37.5 km3), si trova ad una altitudine di 193.5 m sul livello del mare, immediatamente ai piedi della catena alpina.

Il lago è stato formato in un periodo di circa 100'000 anni dall'escavazione di due ghiacciai Wurmiani, che si muovevano dalle Alpi attraverso le valli dei fiumi Ticino e Toce, rimodellando pre-esistenti valli fluviali del periodo Messiniano (Bini et al., 1978; Cita et al., 1990). Il potere erosivo di questi ghiacciai, spessi 1200-1500 m e in movimento con velocità  di 5-10 m d-1 (Nangeroni, 1956; 1977), è ben dimostrata dalla profondità  del lago: (profondità  media 177.4 m, massima 370 m, corrisponde ad una criptodepressione di 177 m).

Il bacino imbrifero del lago è di 6599 km2, circa il 50% di questa area si trova a quote superiori a 1283 m s.l.m., l'1.1% di essa corrisponde a ghiacciai. Politicamente il bacino imbrifero appartiene sia all'Italia (3229 km2), con le regioni del Piemonte e della Lombardia, e alla Svizzera (3370 km2), ma l'80% della superficie lacustre è in Italia. La popolazione residente nel bacino imbrifero è di circa 670'000 abitanti.

Comunque, poichè l'area presenta una notevole attrattiva turistica, a questa si devono aggiungere circa 12 milioni di presenze giornaliere, pressochè interamente concentrate nell'area rivierasca.

Altri importanti usi del lago sono la pesca sportiva e professionale e la nautica da diporto. Le acque in uscita sono di importanza fondamentale a fini irrigui delle colture di riso e granoturco della Pianura Padana.

La regione insubrica, nella quale è collocata l'area del Lago Maggiore, è caratterizzata da elevata umidità  e inverni relativamente dolci a causa sia della presenza del lago stesso e delle Alpi, che offrono protezione rispetto ai venti provenienti da settentrione.

Le temperature inferiori dell'aria sono raggiunte a Gennaio, con una media di 2,6 °C, le massime a Luglio, con una media di 22,1 °C.

I venti prevalenti sono quelli nord-occidentali e sud-occidentali. Le precipitazioni meteoriche sono elevate (valore medio circa 1800 mm a-1), con forti variazioni (1191-3352 a-1). A causa della elevata profondità  massima e media del lago, cosଠcome delle peculiari condizioni climatiche dell'area, un completo rimescolamento delle acque del Lago Maggiore non avviene tutti gli anni, ma solo in anni con inverni particolarmente freddi e ventosi.

Lo strato rimescolato in inverno è normalmente di 100-150 m. Dalla tarda primavera all'autunno è presente una marcata stratificazione, con un abbassamento massimo del termoclinio sino a 30 m (Barbanti e Ambrosetti, 1985). La composizione ionica delle acque del Lago Maggiore presenta una prevalenza di calcio e magnesio fra i cationi, e di bicarbonati e solfati fra gli anioni. Questi quattro composti costituiscono circa il 90% della composizione ionica globale, pari a 3,06 meq l-1. I valori di conducibilità  variano fra 135 e 137 S cm a 18 ° C; il pH varia fra 7,4-7,5 nelle acque profonde, fra 7,6 e 8,5 in epilimnio.

L'ossigeno può raggiungere saturazioni del 110-130% durante intense crescite algali; nelle acque al di sotto di 200 m i valori minimi osservati dal 1977 al 1991, cioè dopo rispettivamente 8 e 6 anni di incompleto rimescolamento verticale, furono di circa 5.5 mg l-1 (Mosello e Ruggiu, 1985; Ambrosetti e Barbanti, 1992). Il fosforo è l'elemento limitante la produzione algale, mentre i nitrati sono la più importante frazione dell'azoto inorganico: le loro variazioni a lungo termine sono presentate nelle figure 1 e 2. L'accentuato aumento della popolazione nel bacino imbrifero e la progressiva industrializzazione dell'area ha avuto come conseguenze un aumento del carico del fosforo e un rapido peggioramento della qualità  delle acque del Lago Maggiore dal 1960 alla fine degli anni settanta. In quel periodo la produttività  e la biomassa algale è aumentata di circa tre volte e si sono verificati bloom di Cianobattteri (Oscillatoria rubescens e Lyngbya limnetica).

Successivamente la biomassa del fitoplancton e la composizione delle comunità  è rimasta stabile sino alla fine degli anni ottanta (de Bernardi et al., 1988; Manca et al., 1992).

All'inizio degli anni ottanta lo stato trofico del Lago Maggiore era compreso fra uno stato di avanzata mesotrofia e quello di eutrofia, con un buon accordo con i modelli OECD (1982) relativi alle relazioni fra carichi di fosforo dal bacino e concentrazioni di fosforo e di clorofilla a.

Dal 1987, sulla base del diminuito carico di fosforo e delle relative concentrazioni nelle acque, il lago è stato definito come mesotrofo con tendenza all'oligotrofia; comunque la stabilità  delle comunità  di plancton evidenziano l'esistenza di fenomeni di resilienza che ritardano il raggiungimento dell'oligotrofia. Il raggiungimento della condizione di oligotrofia è avvenuto negli ultimi quattro anni.

Si può vedere che, all'approssimarsi del carico di fosforo alla soglia di 300 t P a1 e alla corrispondente diminuzione delle concentrazioni a lago si è verificata una conseguente marcata diminuzione delle concentrazioni di clorofilla a. Il miglioramento della qualità  delle acque lacustri può essere attribuito alla costruzione di impianti di trattamento che servono circa il 60-70% della popolazione equivalente nel bacino imbrifero. Ulteriori cause del recupero del lago è la diminuita concentrazione di fosforo nei detersivi e la crisi delle industrie durante gli anni ottanta, che ha causato la chiusura delle attività  maggiormente inquinanti.

Si stanno osservando anche variazioni nelle strutture di comunità  del plancton. La diversità  del fitoplancton sta aumentando, con principali variazioni nella composizione delle alghe blu-verdi e delle diatomee. Nello zooplancton dominano i copepodi, benchè i cladoceri ancora rapresentino un fattore chiave nella catena trofica (Manca et al., 1992). Il popolamento ittico del lago è sempre stato largamente dominato da specie pelagiche, con una netta predominanza nel pescato commerciale dei coregoni. Ma, a partire dal 1991, si è manifestato un calo continuo e vistoso delle catture di alborella, lavarello e bondella, accompagnato da un rilevante aumento dell'agone.

La causa principale è stata messa in relazione una con la drastica diminuzione del contenuto di nutrienti algali che ha determinato un notevole abbassamento della sua produttività  biologica, con disponibilità  alimentari insufficienti per mantenere il popolamento ittico dei primi anni '80, quando il sistema era indirizzato verso l'eutrofia. Accanto a questo stato di cose, va interagendo negativamente, con intensità  non valutabile al momento, la tumultuosa ed incontrollata crescita numerica dell'agone; e ciò a motivo dell'intensa competizione alimentare che questa specie ittica puಠesercitare nei confronti dell'alborella e dei coregoni (Grimaldi e Monti, 1994; Grimaldi, 1997).

La Commissione Internazionale per la protezione delle acque italo-svizzere ha promosso, a partire dal 1978, dettagliate ricerche limnologiche finalizzate al pieno recupero del lago. Sulla base dei risultati conseguiti nel lungo periodo, il piano di protezione ambientale si è cosଠposto l'obiettivo di ridurre il carico di fosforo dal bacino ad un livello al di sotto delle 200 t P a-1 in modo da mantenere costantemente nel lago concentrazioni di fosforo inferiori ai 10 mg P l-1.

Poichè la realizzazione degli impianti di trattamento pianificati per i prossimi cinque anni comporteranno la depurazione degli affluenti dell'80% della popolazione equivalente totale, ci si deve attendere un ulteriore miglioramento che condurrà  il Lago Maggiore non lontano dalle sue condizioni trofiche originarie.

Va però osservato che restano tuttora aperte almeno due problematiche che testimoniano la grande vulnerabilità  del Maggiore agli inquinamenti urbani ed industriali.

La prima riguarda l'ambiente idrico litorale che è influenzato in modo diretto ed immediato dagli apporti dai tributari e dagli scarichi a lago: la qualità  di queste acque può essere molto diversa da quella pelagica, tanto da creare seri problemi per le utenze di balneazione in mancanza di un corretto ed efficace trattamento dei reflui urbani. Ciò è particolarmente vero per la fascia litorale lombarda dove la situazione è aggravata dal rilevante peso antropico del bacino drenante e dalla presenza di importanti corpi idrici, ancora in condizioni alterate (es. laghi di Lugano e Varese).

La seconda problematica è quella legata agli apporti inquinanti di origine industriale, fatto ancora più grave del precedente perchè penalizza pesantemente l'intero ecosistema lacustre. Quest'ultimo aspetto deve essere richiamato proprio per ricordare che se le coste lombarde presentano vaste aree non balneabili, nel bacino piemontese sono tuttora insediate aziende chimiche tessili ed elettrogalvaniche con produzioni a forte rischio ambientale per la biaccumulabilità  dei microinquinanti organici ed inorganici coinvolti.

Al proposito è sufficiente ricordare in questa sede come la recente vicenda D.D.T abbia messo chiaramente in luce la drammaticità  dei danni indotti non soltanto sull'ambiente stesso, ma anche sull'intera economia del comprensorio del Lago Maggiore (Calderoni et al., 1996; Calderoni e de Bernardi, 1997).

Fonte: CNR - Pallanza, de Bernardi, Calderoni, Mosello



 
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Rapporti 2010 Lago Maggiore

Approvati nella seduta del 4 novembre 2011 i Rapporti sulle ricerche condotte nel 2010 sul lago Maggiore.

Il Rapporto sulla Limnologia può essere scaricato dalla sezione "Pub...

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